Ogni anno è una sorta di rito. Nel tempo e nel momento dell’anno che gradisco meno fiorisce il mandorlo e io devo fermarmi, scattare una foto ed elevare il mio pensiero a Dio.
Che candore, che bellezza e quale gioia prova il cuore alla visione del risveglio del più precoce degli alberi che, con le sue foglie verdi e i suoi fiori bianchi e rosa, ci indica che l’inverno sta per finire e che il buio e il gelo stanno inesorabilmente cedendo il passo allo splendore della luce e al tepore della lussureggiante primavera siciliana.
Del mandorlo e di questa sua peculiarità se ne parla anche nel libro del profeta Geremia.
«Poi la parola del Signore mi fu rivolta in questi termini: Geremia, che cosa vedi? io risposi: “Vedo un ramo di mandorlo”, E il Signore mi disse: “Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per mandarla ad effetto”» (Ger. 1:11-12).
Rifletti. Il tempo scorre, Dio è fedele, la sua parola è verità e i segni del compimento delle sue promesse possono anche essere trascurati da molti, ma non potranno certo rimanere inosservati.
Nel caso del profeta Geremia la visione del ramo di mandorlo si accompagnò a quella della pentola che stava per riversare il suo contenuto bollente sul regno di Giuda, preannunciando così il giudizio del quale il profeta sarebbe stato araldo per tutta la vita.
E nel nostro? Cosa ci aspettiamo dal futuro più prossimo e da quello più distante? C’è posto per Dio nei nostri pensieri? C’è la speranza del suo intervento nella storia?
F. Schaeffer, nel 1969, scriveva:
«Da cosa è contraddistinta la nostra generazione? Dal fatto che l’uomo moderno è convinto che non ci sia nessuno nell’universo. Nessuno che ami l’uomo, nessuno che lo conforti» (Morte nella città, GBU, Roma, 1971, p. 19).
Questo senso di disperata solitudine, questo “sentirsi orfani” è un sentimento descritto anche dal profeta Geremia. Egli lo espresse dopo la caduta di Gerusalemme dicendo: «Noi siamo diventati orfani, senza padre» (Lam. 5:3) ed è lo stesso che provano moltissimi dei nostri contemporanei. Sicuramente tanti giovani… anche adolescenti.
C’è da chiedersi: ma è questo il risultato dell’aumentata conoscenza e della pervasività della tecnologia? Non è paradossale che, nell’epoca in cui tutti siamo “sempre connessi”, nel tempo della estrema facilità e rapidità delle comunicazioni, dei social network e dell’informazione ci si senta ancora così? È una sensazione? È una nostra impressione, oppure è la realtà dei fatti?
Gli scritti del profeta Geremia ci mostrano che il sentirsi “orfani”, non dipende dal fatto che un padre non ci sia. L’uomo non si sente orfano perché “là fuori non c’è nessuno”, ma perché anche oggi, come ai tempi del profeta, è sotto il giudizio del Padre e Creatore dell’universo e perché Dio – come chiaramente afferma l’apostolo Paolo – si è allontanato da coloro che hanno soffocato la verità con l’errore e che lo hanno oltraggiato con i loro peccati. (Ro. 1:18ss).
Cosa rimane all’uomo quando Dio si allontana da lui? Noi siamo stati creati tanto per godere di Dio quanto per glorificarlo! Se non lo conosciamo, non lo glorifichiamo e non godiamo di lui, nessun altro godimento avrà valore né significato e nulla sarà durevole o permanente.
Ascoltiamo la lezione del mandorlo che anche in questo inverno del 2019 è tornato a fiorire. Dio c’è, egli è là. Egli è attivo e vigila sulla sua parola.
La religione biblica è quella dell’adempimento delle promesse e della speranza. Le promesse della salvezza e del giudizio e la speranza del loro compimento.
Alle parole della salvezza pronunciate da Gesù sulla croce: “È compiuto” (Gv. 19:30) fanno eco quelle del giudizio gridate dell’angelo dell’Apocalisse: “È caduta, è caduta Babilonia la grande” (Ap. 18:2) e quelle della gran folla dei redenti:
«Alleluia! Perché il Signore, nostro Dio, l’Onnipotente, ha stabilito il suo regno. Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata. Le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino sono le opere giuste dei santi”
“Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello”
“Queste sono le parole veritiere di Dio”». (Ap. 19:6-9)